Ecco una sintesi degli eventi più importanti:

  • L’associazione Rete caffè narrativi Svizzera viene fondata il 30 novembre 2022 con sede a Taverne (TI).
  • Il caffè narrativo viene inserito come intervento nell’elenco di orientamento PAC 2022.
  • Promozione Salute Svizzera si dichiara disponibile a sostenere per altri due anni la Rete caffè narrativi nell’ambito della promozione del progetto PAC.
  • I risultati della valutazione esterna della Rete svolta da Interface vengono pubblicati in una scheda informativa.

Rapporto annuale 2022

A tutti i rapporti annuali

Lo scorso 26 novembre, la Bibliothèque Sonore Romande di Losanna ha ospitato una dozzina di persone per il suo primo caffè narrativo. Si è trattato per giunta di un caffè narrativo inclusivo, dato che ha riunito persone affette da deficit visivi, volontarie e volontari della biblioteca nonché lettrici e lettori. Il tema dell’evento era “Le nostre storie di lettura”. Visto il successo riscosso da questa prima edizione è probabile che l’esperienza verrà ripetuta. Le co-moderatrici Pascale Ernst e Florence D. Perret hanno risposto ad alcune nostre domande.

Intervista: Anne-Marie Nicole

Cosa vi ha ispirato e motivato a organizzare questo caffè narrativo? 

Il caffè narrativo è stato realizzato presso la Bibliothèque Sonore Romande (BSR), la cui utenza è costituita prevalentemente da persone non vedenti. La direttrice di questa biblioteca organizza una volta al mese degli aperitivi letterari allo scopo di riunire le persone che prestano volontariato (lettrici e lettori) e quelle che prendono in prestito gli audiolibri. Avendo partecipato a titolo personale a uno di questi eventi, Florence ha proposto alla direttrice la formula dei caffè narrativi. Il nostro obiettivo era far emergere racconti sulle esperienze di lettura.

 

Quali erano le storie da far conoscere?

Un primo colloquio con la direttrice della BSR ha consentito di confrontarci sulle domande che intendevamo porre. La direttrice desiderava che permettessimo alle lettrici e ai lettori, così come alle uditrici e agli uditori, di avere un confronto sulle proprie esperienze personali. Dal canto nostro, avevamo preparato delle domande più classiche concernenti l’influenza dei libri sulla loro vita. Abbiamo quindi rispettato la struttura dei “normali” caffè narrativi, aggiungendo la dimensione specifica della lettura ad alta voce e dell’ascolto dei libri.

 

Come avete reso accessibile il vostro caffè narrativo? 

La presenza di persone con handicap visivi ci ha spinte a prestare particolare attenzione alla dimensione vocale. Pertanto, abbiamo dato il via al caffè narrativo con un giro di interventi in cui tutte le persone partecipanti sono state chiamate a dire il proprio nome e a fornire un esempio di lettura in corso o recente. Questo ha consentito di fare gruppo e di dare un riferimento spaziale alle persone ipovedenti.

Quali sono state le sfide e come le avete affrontate? 

La moderazione in coppia ha consentito una piacevole alternanza nella gestione delle diverse fasi del caffè narrativo. Allo stesso modo, abbiamo illustrato a turno i dettagli delle regole da seguire. Avevamo predisposto un filo conduttore ricco e vario. Durante la moderazione abbiamo privilegiato la qualità degli scambi rispetto alla quantità delle domande. In questo modo abbiamo adattato il ritmo della moderazione in funzione delle persone partecipanti, saltando di tanto in tanto determinate domande.

 

C’è un momento che ricordate come particolarmente significativo?

Sì. Avevamo previsto una domanda sulla sfera sensuale del libro, ma molte persone hanno affrontato la tematica ancor prima che ponessimo il quesito. Questa armonia di intenti ci ha meravigliato! Prima o dopo, la maggior parte delle persone presenti ha mostrato la propria vulnerabilità, creando dei momenti di intima dolcezza. Volontarie, volontari, persone ipovedenti, accompagnatrici e accompagnatori hanno condiviso dei frammenti molto toccanti delle proprie esperienze legate ai libri.

 

Rete caffè narrativi Svizzera diventa un’associazione. L’attuale team di progetto continuerà a promuovere la diffusione dei caffè narrativi e la loro attenta moderazione anche in futuro.

La Rete caffè narrativi Svizzera è stata fondata nel 2015 sotto forma di progetto di cooperazione tra il Percento culturale Migros e la Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW). Negli ultimi anni si è trasformata in una rete nazionale di persone che traggono ispirazione dal metodo del caffè narrativo.

Il Percento culturale Migros rafforza la coesione sociale, confrontandosi costantemente con gli sviluppi attuali della società e offrendo input temporanei. Il Percento culturale Migros ha seguito da vicino la Rete caffè narrativi durante la fase pilota e di avviamento.

Adesso la Rete caffè narrativi si trasforma in un’associazione indipendente con un nuovo ente promotore. Per assicurarne la sostenibilità, il Percento culturale Migros continuerà a supportare la Rete finanziariamente anche nel 2023 e nel 2024.

Rhea Braunwalder e Marcello Martinoni saranno lieti di informarti personalmente dei cambiamenti in atto:

lunedì 5 dicembre 2022, dalle ore 12.30 alle 13.30, su Zoom

Saremo molto felici se continuerai a sostenere la Rete anche in questa nuova forma. Marcello Martinoni (italiano), Anne-Marie Nicole (francese) e Rhea Braunwalder (tedesco) sono a tua disposizione per eventuali domande.

Nel giugno 2022 la Rete caffè narrativi è stata ospite presso lo Schlossgarten Riggisberg. La moderatrice Nisha Andres racconta come con i suoi caffè narrativi sia in grado di far incontrare le persone residenti e la popolazione locale per un confronto informale.

Intervista: Anina Torrado Lara

Presso l’idilliaco Schlossgarten Riggisberg vivono circa 270 persone.

Che esperienza ha con i caffè narrativi?

Nisha Andres: Allo Schlossgarten Riggisberg abbiamo avuto le prime esperienze con i caffè narrativi già prima della pandemia. Per questo ci ha fatto particolarmente piacere ospitare tavola rotonda del 2 giugno 2022! Io stessa modero caffè narrativi e trovo che questa formula sia particolamente adatta a far incontrare le persone in modo informale e ad abbattere le barriere mentali.

Come riesce a farlo allo Schlossgarten?

La nostra competenza chiave è l’inclusione. Lo Schlossgarten si trova a breve distanza dal paese di Riggisberg e offre molte opportunità per stringere contatti: dal negozio Eggladen e il ristorante Brunne fino a eventi come il mercatino di Pasqua, il cinema all’aperto o la festa d’estate, sono molte le iniziative che proponiamo. Il nostro obiettivo è cercare di abbattere le barriere. Succede così che le allieve e gli allievi della scuola vengano spontaneamente al corso di nuoto, che alcuni bambini del paese frequentino il nostro asilo nido e che vendiamo nei mercati i prodotti che realizziamo. Qualche abitante del paese, purtroppo, continua a mostrare reticenza nell’entrare in contatto con persone che reputa essere diverse.

Come reagiscono le persone che risiedono allo Schlossgarten Riggisberg a queste barriere mentali?

Una delle nostre ospiti una volta ha detto: “Serve semplicemente una frase o un sorriso che rompa il ghiaccio per abbattere le barriere”. Lavoriamo ogni giorno per promuovere attivamente lo scambio. Questo funziona bene anche ai caffè narrativi, perché rappresentano occasioni per comunicare in modo gentile, rispettoso e aperto.

Che impressioni le ha lasciato la tavola rotonda?

È stata una giornata bellissima, in cui l’inclusione è stata vissuta in modo molto intenso. Hanno partecipato tantissime persone interessanti e abbiamo apprezzato gli interventi di Johanna Kohn e Gert Dressel. Erano presenti anche persone sordomute accompagnate da interpreti, persone in sedia a rotelle e residenti dello Schlossgarten con malattie psichiche. Uno dei residenti ha detto: “Non avrei mai pensato che si potesse dialogare in maniera così profonda con delle persone sordomute! Mi sono reso conto che esistono anche altre persone con disabilità diverse”.

Qual è il suo consiglio per i caffè narrativi?

Non avere paura di dire qualcosa di sbagliato! Anche a me a volte capita di sentirmi insicura. Vorrei incoraggiare le altre persone ad affrontare la propria insicurezza e a formulare pensieri schietti. Non serve riflettere troppo, basta semplicemente chiedere: “Sono un po’ in dubbio, come posso chiamarti?” oppure “Devo guardare l’interprete o la persona che sta parlando?”. Come moderatrice ho il compito di far notare l’elefante nella stanza. Allora a volte intervengo dicendo: “Mi sto sentendo un po’ a disagio, vale anche per voi?”.

Lo Schlossgarten Riggisberg ha ospitato la tavola rotonda della Rete caffè narrativi (foto: Rhea Braunwalder).

Schlossgarten Riggisberg

Presso lo Schlossgarten Riggisberg vivono circa 270 residenti con disabilità mentali e/o fisiche e lavorano circa 350 collaboratrici e collaboratori. Le persone residenti possono essere occupate in posti di lavoro protetti: nel laboratorio vengono preparate spedizioni, imballati materiali per elezioni e votazioni o fabbricati prodotti. Nel vivaio ci si prende cura del verde comune e si coltivano erbe aromatiche. Molto apprezzata è anche la possibilità di collaborare in cucina, nel ristorante o nella vetreria. La creatività può essere espressa negli atelier, nella manifattura e nell’integrazione lavorativa a bassa soglia.

L’intervistata in breve

Nisha Andres lavora allo Schlossgarten Riggisberg dal 2016. Quale responsabile del settore consulenza e integrazione è la referente per residenti, collaboratrici e collaboratori che si trovano in situazioni di difficoltà. Dopo essersi formata come commerciante al dettaglio, parallelamente all’attività professionale ha conseguito il titolo di pedagogista sociale. Dal 2022 è attiva in diverse istituzioni sociali. Ha molta esperienza nei rapporti con le persone con deficit cognitivi e malattie psichiche nonché pazienti che seguono terapie palliative.

Il 26 agosto 2022, presso la sede dell’ente di animazione giovanile della città di Wil, si sono riuniti 20 moderatori e moderatrici. La giornata è stata dedicata al confronto e alla riflessione sul razzismo e sui caffè narrativi con i giovani. Una retrospettiva di Rhea Braunwalder.

Foto: messa a disposizione
Testo: Rhea Braunwalder

Come si è arrivati alla scelta del luogo?

Circa un anno fa, a Wil (SG) si è costituito un gruppo molto attivo di moderatori e moderatrici che ha preso forma su iniziativa dell’Ufficio integrazione della città. Nell’ambito della Settimana contro il razzismo (marzo 2022), a Wil si sono tenuti svariati caffè narrativi sul tema dell’“appartenere”, in occasione dei quali si sono ascoltate e raccontate storie sul senso di appartenenza – non solo a un Paese, ma anche a gruppi di amici, ad associazioni o a famiglie. Avendo percepito grande energia e motivazione da parte di moderatori e moderatrici, ho deciso che quest’anno l’intervisione si sarebbe dovuta svolgere qui. Ho chiesto dunque a Jara Halef dell’animazione giovanile di Wil se poteva metterci a disposizione una sala.

Come si è svolta la giornata?

Abbiamo iniziato al mattino con un intervento sul palco delle nostre ospiti Jara Halef (educatrice della città di Wil) e Katarina Stigwall (responsabile e consulente dell’Ufficio di consulenza contro il razzismo e la discriminazione dell’HEKS). Le due relatrici hanno illustrato alcuni aspetti del loro lavoro, convenendo che, a prescindere dal contesto, raccontare il razzismo risulti abbastanza difficile. “Ci vuole parecchio tempo prima che le persone trovino il coraggio di venire all’ufficio di consulenza”, spiega Katarina Stigwall. E aggiunge che, al contrario, il caffè narrativo viene percepito come uno spazio protetto. Nel caffè narrativo di Jara Halef alcuni giovani hanno raccontato le loro esperienze di non appartenenza.

Dopo la discussione plenaria siamo usciti insieme a pranzo, così abbiamo avuto molto tempo per i colloqui individuali. I moderatori e le moderatrici hanno parlato tra di loro dei prossimi caffè narrativi, raccolto spunti su temi e questioni e condiviso le proprie storie di vita.

Al pomeriggio, ci siamo focalizzati sui singoli casi in piccoli gruppi utilizzando il metodo dell’intervisione. Abbiamo analizzato in modo approfondito domande come “Cosa fare quando le persone traggono conclusioni negative dalle loro esperienze?” e “Come interagiamo con gli operatori e le operatrici dei media e i loro resoconti sui nostri caffè narrativi?”.

Cosa ho imparato?

Ho capito che l’interesse di moderatori e moderatrici verso il tema del rapporto tra giovani e razzismo è forte. E che una buona moderazione non dipende soltanto da abilità intrinseche: più ci sensibilizziamo sui temi della diversità e più riusciamo a immedesimarci nei sentimenti e nelle realtà di chi racconta, più empatia riusciremo a dimostrare nel condurre la moderazione. Auspico quindi che nella Rete venga trattata la diversità in riferimento alla sfera del genere, della sessualità, della provenienza e delle capacità psicofisiche.

 

Le protagoniste in breve

Katarina Stigwall è responsabile dell’Ufficio di consulenza contro il razzismo e la discriminazione dell’HEKS e ha creato un mazzo di carte che inducono a riflettere sul razzismo nella vita quotidiana. Sul fronte ci sono frasi che di primo acchito sembrano del tutto neutrali, mentre sul retro le stesse frasi vengono contestualizzate storicamente e socialmente e assumono quindi un significato più ampio. Queste carte possono servire da punto di partenza per le discussioni nei workshop. Per maggiori informazioni si prega di rivolgersi all’ufficio di consulenza.


Jara Halef lavora come educatrice presso la città di Wil. Ama interfacciarsi con i giovani in modo spontaneo e rilassato, senza aspettative o ansie da prestazione.

Il 2 giugno 2022 la Rete caffè narrativi si è riunita in occasione della tavola rotonda #7 tenutasi presso lo Schlossgarten Riggisberg. Erano presenti residenti della struttura, rappresentanti della Rete caffè narrativi e persone interessate dei dintorni. Abbiamo riflettuto insieme sulle barriere – fisiche e mentali. Ecco qualche riscontro:

“La giornata è stata interessante. A colpirmi sono state le persone che non riuscivano a parlare e a sentire. Ho capito di essere in grado di comunicare molto bene con loro imparando a utilizzare una specie di lingua dei segni. Ho riscoperto cosa significa avere a che fare con persone aperte. È stato bello.”
Beat Zbinden, agricoltore, Riggisberg

 

“È stato interessante imparare per una volta qualcosa di diverso. Conoscere per una volta delle persone che hanno una disabilità diversa dalla mia. Loro si sono dimostrate aperte, io invece mi sento spesso bloccato. Quello che ho imparato è che siamo tutti uguali. Poter trascorrere per una volta un’intera giornata con persone con disabilità diverse è stato fantastico.”
Bruno Pärli, autista, Riggisberg

 

“È stato bellissimo incontrare facce nuove e conosciute in una location così bella durante una giornata estiva. Il senso di comunità presente tra i partecipanti mi motiva e mi dà l’impressione di essere parte di qualcosa di importante.”
Rhea Braunwalder, Rete caffè narrativi, San Gallo

 

Caffè narrativi inclusivi

I caffè narrativi danno un importante contributo alla coesione sociale. Dovrebbero essere accessibili a tutti. Ma lo sono davvero, senza se e senza ma? Nel 2022 la Rete caffè narrativi pone l’accento sull’inclusività dei caffè narrativi e raccoglie esperienze su come poterli svolgere senza barriere. Abbiamo già dato vita ad alcune iniziative:

L’idea di questo progetto è nata da Lorenza Campana, volontaria di due progetti del Percento culturale Migros – Caffè narrativi e TaM Tandem al museo. L’idea di Lorenza è stata di integrare i due progetti per realizzare un pomeriggio inclusivo. In quel periodo la Fondazione Lindenberg ospitava un’esposizione di sculture dell’artista ticinese Veronica Branca Masa, dal titolo “Frammento infinito”.

 

Articolo: Valentina Pallucca Forte e Lorenza Campana

 

  • COME AVETE ORGANIZZATO IL CAFFÈ NARRATIVO?

L’idea di Lorenza è stata la seguente: un pomeriggio durante il quale persone non vedenti/ipovedenti e persone vedenti potessero provare le stesse sensazioni attraverso un’esperienza di visita tattile al museo. Abbiamo avuto il privilegio di poter toccare le sculture e di avere con noi la presenza della scultrice, che ha apportato un contributo importante al pomeriggio fornendoci aneddoti e curiosità sulle sue opere. Per consentire a tutti i partecipanti di vivere la medesima esperienza, alle persone vedenti sono state fornite delle mascherine oscuranti da posizionare sugli occhi. Questa  esperienza tattile sarebbe stata accompagnata da un Caffè narrativo sul tema del contatto.

L’organizzazione dell’evento ha richiesto il lavoro congiunto di diversi attori – Caffè narrativi, TaM, centro diurno Casa Andreina, fondazione Lindenberg – Ne è risultato un pomeriggio spensierato ed arricchente per tutti, un’esperienza da ripetere in futuro.

  • QUALE TEMA AVETE SCELTO?

Il Caffè narrativo ha seguito la visita tattile all’esposizione di sculture. Il tema che abbiamo scelto è stato proprio “Con-tatto”, con un gioco di parole relativo al contatto con una superficie, ma anche “con il tatto”, dunque utilizzando il senso del tatto ma anche il muoversi ‘con tatto’ nel rispetto di tutti. L’idea era far sì che i partecipanti condividessero i propri racconti in relazione al contatto. Come è cambiato negli anni, e ancora in periodo di Covid? Quali strategie abbiamo messo in atto per mantenere comunque i contatti in tempo di pandemia? Qual è un contatto particolarmente significativo e che ha avuto un impatto nella nostra vita? Dato che la fase del Caffè narrativo si è svolta successivamente alla visita al museo, in effetti si è poi creata una situazione in cui i partecipanti hanno piuttosto condiviso le loro sensazioni ed emozioni in relazione alla visita appena vissuta. Con Lorenza abbiamo ritenuto giusto concedere il giusto spazio alla volontà di esternare questo tipo di racconti, anche perché – come ci è stato detto dai partecipanti – non capita spesso di poter vivere un’esperienza di questo tipo in un museo.

  • CHI SONO STATI I PARTECIPANTI?

Il nostro obiettivo era coinvolgere gli utenti del centro diurno casa Andreina – Unitas, vale a dire persone non vedenti o ipovedenti e persone vedenti, insieme. Possiamo dire di averlo raggiunto, infatti hanno partecipato 6 persone non vedenti/ipovedenti, e 6 persone vedenti.

  • QUALI BARRIERE SONO STATE PRESE IN CONSIDERAZIONE? QUALI ERANO LE SFIDE E COME SONO STATE AFFRONTATE?

Con Lorenza Campana abbiamo svolto un sopralluogo alla Fondazione Lindenberg per capire dove disporre le sedie per il Caffè narrativo. Abbiamo scelto un angolo in pianura, privo di scale, con le sedie già disposte a cerchio e pronte per accogliere i partecipanti.

  • C’è UN MOMENTO CHE RICORDATE CON PARTICOLARE PIACERE?

Durante il Caffè narrativo un partecipante non vedente dalla nascita ha raccontato in che modo percepisce i colori: ogni colore è associato ad una melodia (rosso – melodie allegre e movimentate, blu – melodie calme, e così via). È stato un momento particolare e interessante perché alcuni dei partecipanti vedenti non avevamo mai pensato a questo aspetto della vita di una persona non vedente.

  • QUAL È IL BILANCIO DI QUESTA ESPERIENZA?

Il bilancio è senza dubbio positivo. Il Caffè narrativo è stato leggermente diverso rispetto al modo in cui lo avevamo pianificato, rivelandosi comunque un ottimo strumento di coesione sociale e di condivisione. Abbiamo capito che una certa flessibilità è importante e che a volte è necessario cambiare in corsa il progetto iniziale. Sarà utile fare tesoro di questa esperienza: la prossima volta svolgeremo prima la fase del Caffè narrativo e solo dopo la visita al museo, in modo che questa non diventi eccessivamente predominante durante la  fase della narrazione.

L’integrazione con altri progetti di tipo sociale è certamente da ripetere.

  • COSA PENSATE DEL METODO DEL CAFFÈ NARRATIVO?

I Caffè narrativi sono un’ottima occasione per condividere pensieri e vissuti con persone che potrebbero essere inizialmente anche sconosciute tra loro.

L’intento è quello di creare coesione sociale, integrazione e comprensione reciproca, di far sentire tutti a proprio agio in modo che si possa percepire sia il calore umano degli altri partecipanti, ma anche come le vite – in fondo – abbiano spesso un punto d’incontro e degli intrecci in comune anche quando le particolarità di ognuno possano far pensare diversamente in un primo momento.

Caffè narrativo: il programma di promozione

Il Caffè narrativo “Con-tatto” ha ottenuto un incentivo di sostegno. Per maggiori informazioni su come candidare la vostra proposta, sul sito troverete tutte le info – Programma di promozione 2022.

Di un caffè narrativo si può dire che sia stato intenso, emozionante, toccante, leggero, allegro o triste. Ma si può affermare che sia stato un successo o, al contrario, un fallimento? Nel secondo caso, non si tratterebbe forse di mettere in dubbio la qualità dei racconti condivisi? Ma i racconti non si giudicano e non si valutano: non sono né buoni né cattivi, né giusti né sbagliati. Sono semplicemente racconti. No, le ragioni per le quali un caffè narrativo possa essere un’occasione “mancata” vanno ricercate altrove: nella preparazione, nella conoscenza preliminare, nell’accoglienza del pubblico e nel contesto.

 

Testo: Anne-Marie Nicole

A inizio dicembre 2021, il Museo Ariana di Ginevra ha organizzato un weekend di festa e partecipazione denominato “L’art pour tous, tous pour l’art” (“L’arte per tutti, tutti per l’arte”) e dedicato all’inclusione e alla diversità del pubblico, con una programmazione culturale che puntava a considerare le attività da una pluralità di prospettive. Nell’ambito di questo evento sono stati proposti due caffè narrativi. In passato presso il museo erano già stati organizzati altri caffè narrativi su iniziativa della mediatrice culturale Sabine. In occasione di questi incontri, il Museo Ariana ha voluto mettere a disposizione del pubblico i propri spazi per fargli sperimentare i benefici della conversazione empatica.

È stato scelto il tema “Piaceri e dispiaceri”, con l’intento di consentire alle persone partecipanti di parlare dei piccoli piaceri che sono il sale della vita e che, come la madeleine di Proust, rievocano gli odori e le emozioni dell’infanzia. E dato che l’obiettivo di questo weekend era stimolare le facoltà sensoriali dei diversi destinatari dell’iniziativa, il tema doveva anche spingere a parlare di ricordi ed esperienze sensoriali: il piacere e il dispiacere dei sensi, il gusto e il disgusto, i buoni e i cattivi odori, la vista e l’udito, che possono regalare grandi gioie ma che purtroppo mancano a determinate persone…

Il sabato, al termine del primo caffè narrativo, che ha visto la partecipazione di una dozzina di persone con e senza disabilità, noi animatrici e mediatrici eravamo insoddisfatte: ci sentivamo come se l’incontro fosse stato sconclusionato, incompiuto. Avevamo in testa ancora le tante emozioni dei caffè narrativi precedenti, durante i quali gli interventi si susseguivano in modo naturale e le storie degli uni facevano eco a quelle degli altri. Ma questa volta, nonostante l’arricchimento fornito da alcune testimonianze e la traduzione nella lingua dei segni che ha reso più dinamico il confronto, eravamo deluse. Cosa non aveva funzionato?

Abbiamo individuato delle ragioni riconducibili in parte alle condizioni esterne e in parte alla preparazione del caffè narrativo.

  • Il contesto. Le condizioni di accoglienza erano ancora influenzate dalle misure di protezione sanitaria contro la pandemia. Di conseguenza, l’ampia sala era stata abbondantemente arieggiata e la temperatura relativamente fresca spingeva a tenere addosso i cappotti. Le sedie, molto distanziate tra loro, formavano un grande cerchio che privava il gruppo di una certa intimità. L’obbligo di indossare la mascherina rendeva a volte poco comprensibili gli interventi. I rumori provenienti dagli altri ambienti del museo distraevano e disturbavano l’ascolto; lo stesso vale per l’andirivieni in sala dovuto ad alcune persone arrivate in ritardo, che tra l’altro non avevano potuto ascoltare le indicazioni iniziali sullo svolgimento del caffè narrativo. Infine, sempre per motivi legati alle misure sanitarie, abbiamo dovuto rinunciare alla parte del “caffè” informale – un momento fondamentale per allacciare dei legami.
  • La preparazione. A posteriori, devo ammettere che ho perso di vista la cornice in cui si svolgevano questi due caffè narrativi. Invece di valorizzare le esperienze sensoriali che le persone partecipanti avevano appena vissuto durante la giornata al museo e di collegare tutto questo a ricordi ed eventi del passato, ho trattato in modo troppo diffuso il tema “Piaceri e dispiaceri”. Questo spiega sicuramente la natura sconclusionata e talvolta incoerente dell’incontro, e probabilmente anche la frustrazione di quelle persone che non hanno potuto esprimersi sulle scoperte e le sensazioni della giornata.
  • Il gruppo. A tutto questo si aggiunge la questione della diversità del pubblico, costituito da persone con disabilità fisica o psichica, da loro familiari e accompagnatori/trici. Con il senno di poi, penso che io e le altre avremmo dovuto lavorare di più sulla dimensione inclusiva della formula del caffè narrativo, ad esempio affidando l’animazione a una persona disabile.

Per il secondo appuntamento abbiamo fatto qualche adeguamento, soprattutto di ordine logistico: ad esempio, abbiamo chiuso la porta della sala all’orario stabilito per l’inizio dell’incontro. Le considerazioni sulla preparazione dell’argomento e sull’accoglienza dei diversi tipi di pubblico sono arrivate successivamente, dopo un momento di confronto tra animatrici e mediatrici e di riflessione personale, come indica del resto la Guida pratica per l’organizzazione dei caffè narrativi.

Questa esperienza mi ha insegnato che ogni caffè narrativo è unico – con il suo ritmo, la sua dinamica e la sua atmosfera. In particolare, mi ha fatto capire quanto sia importante scegliere un luogo accogliente, conviviale e rassicurante, ma anche prepararsi adeguatamente: è essenziale prendersi tempo per riflettere sul tema scelto, innanzitutto in funzione di sé, ma anche del pubblico atteso. Così da poter poi far fluire al meglio la conversazione.

Marianne Wintzer è la fondatrice dei cosiddetti Geschichtenwerkstätte (laboratori delle storie) nonché mediatrice, coach e moderatrice di caffè narrativi. È convinta che non ci sia luogo migliore dei caffè narrativi per allenarsi a comunicare in modo non violento.

 

Marianne, la violenza nella comunicazione è aumentata?

Marianne Wintzer: I conflitti fanno parte della vita quotidiana. Era così in passato, è così oggi e lo sarà anche in futuro. Ma il cosiddetto “hate speech” o la “cancel culture” sono purtroppo fenomeni che caratterizzano il nostro tempo. Mi rattrista vedere quante persone non siano più capaci di ascoltarsi reciprocamente. Non è necessario avere sempre una risposta a tutto o convincere qualcuno della propria opinione. A mio avviso il caffè narrativo è un’ottima palestra per sviluppare più comprensione e tolleranza.

Come si “allenano” le persone che partecipano a un caffè narrativo?

Il caffè narrativo è uno spazio di fiducia in cui si promuovono la stima, la comprensione reciproca e il rispetto. Ascoltare, mettersi nei panni degli altri e ricordare le proprie storie è un intenso lavoro emotivo su sé stessi. Può accadere che improvvisamente riafforino esperienze dimenticate che chiedono di prendere forma attraverso le parole. E possono anche acquisire nuovi significati (“Non avevo mai considerato la cosa sotto questo aspetto”).

Dal caffè narrativo le persone escono cambiate?

Il caffè narrativo aiuta le persone a mettere in discussione e migliorare i propri schemi di pensiero e di comunicazione nel dialogo con gli altri. Il procedimento è semplice: “Racconta, io ti ascolto e capisco le tue motivazioni. Poi sarò io a raccontare e tu mi ascolterai. Non dobbiamo essere d’accordo, ma dobbiamo lasciarci parlare a vicenda e cercare di capire.” Al termine, nella parte informale, sento spesso pronunciare la frase: “Non avevo mai considerato la cosa sotto questo aspetto”. Non solo in riferimento agli altri, ma anche a sé stessi!

Sembrerebbe anche un metodo per gestire i conflitti.

Sì, un colloquio positivo ha sempre un effetto pacificatore. Il caffè narrativo ha degli aspetti in comune con la mediazione. In una mediazione le parti in conflitto siedono una di fronte all’altra. Nella composizione di un conflitto la moderazione assicura che non vi siano discussioni, ma solo domande. Le parti devono ascoltarsi e cambiare prospettiva. Solo così possono ammorbidire le proprie posizioni, trovare una soluzione di comune accordo e contribuire a metterla in pratica.

Intervista: Anina Torrado Lara

Sulla persona

Marianne Wintzer proviene da Soletta e modera regolarmente caffè narrativi. È affascinata dalle storie di vita ed è convinta che non sia mai troppo tardi per vivere bene. Nel suo ruolo di coach, nei “Geschichtenwerkstätte” (laboratori delle storie), aiuta le persone che desiderano imprimere una nuova direzione alla propria vita. Marianne Wintzer ama anche raccontare le proprie storie legate ai suoni della natura suonando il corno alpino e il büchel.

Il 20 marzo è la Giornata mondiale del racconto (anche nota come World Storytelling Day) dedicata al tema «Lost and Found». Con questo giornata si intende celebrare l’arte del racconto orale. E, ovvio, anche la Rete Caffè narrativi vuole sfruttarla per scambiarsi le storie! Per il 20 marzo 2022 sono già previsti diversi caffè narrativi:

In quella data vorresti fare anche da moderatore/trice a un caffè narrativo? Segnati subito il tuo evento!